Niente sagre ma aumenta la produzione certificata. Cupparo rilancia il Programma Speciale Senisese

È una stagione agrodolce quella di quest’anno per il Peperone di Senise Igp, e non mi riferisco a una particolare ricetta gastronomica ma al duplice volto che l’estate 2021 ha per il più famoso ortaggio della generosa terra di Lucania. La coda velenosa della pandemia non permette neanche quest’anno di fare sagre e manifestazioni a sfondo enogastronomico, e questa è la notizia negativa, perché per il “rosso” senisese fare a meno dei tavolini all’aperto e degli stand serali con tavole imbandite è un po’ come per un attore fare a meno delle luci della ribalta. Manca l’applauso del pubblico e l’allegria contagiosa che solo un buon piatto di cruschi sa dare. Purtroppo a contagiare di questi tempi non è l’allegria ma il maledetto virus con il quale stiamo facendo i conti da un anno e mezzo.
La buona notizia, però, è che neanche l’anno della pandemia è riuscito a oscurare il rilancio del re della tavola lucana. La Regione Basilicata, le istituzioni preposte, i produttori e il Consorzio di Tutela hanno spinto in maniera decisa la campagna di coltivazione di quest’anno e quella che si avvicina si prospetta come una raccolta eccezionale, sia a livello di qualità che di quantità.


Negli ultimi due anni, infatti, sono aumentati in maniera considerevole sia il numero degli associati al Consorzio sia la quantità di terreni coltivati e certificati, segno che la nuova generazione di produttori, insieme a quelli che da anni si dedicano alla coltivazione del peperone, vedono di buon occhio la strada consortile per tutelare un prodotto che in Basilicata è certamente il più imitato. Sono molti, infatti, i tipi di peperone che vengono commercializzati o cucinati spacciandoli per Peperone di Senise ma che vengono prodotti al di fuori dell’areale di riferimento del prodotto Igp e che non hanno alcuna certificazione.
Sono 29 le aziende agricole attualmente iscritte al Consorzio di Tutela, come ci dice il presidente Enrico Fanelli, e la gran parte guidate da imprenditori under 40. Un dato confortante che indica un ritorno all’agricoltura di qualità da parte delle giovani generazioni e una fase di rilancio del Peperone di Senise che ha fatto segnare una vera e propria impennata dei terreni messi a coltura. Sono 35,6 infatti gli ettari certificati quest’anno rispetto ai 7,20 dell’anno scorso, che fanno prevedere un raccolto di circa 730 tonnellate. In questo modo, continua Fanelli, si possono sostenere con più continuità le forniture ai clienti nazionali ed europei.
Proprio in questi giorni, poi, sono state effettuate verifiche sui campi da parte degli ispettori di Agroqualità, l’ente certificatore del prodotto. I controlli, voluti dalla Regione Basilicata, hanno interessato terreni già certificati e precedentemente già controllati, per garantire il rispetto delle prescrizioni e della qualità delle coltivazioni per ottenere la certificazione. La stragrande maggioranza delle coltivazioni sono risultate regolari mentre per una esigua parte di coltivazioni sono state decurtate le aree certificate, ma si tratta di piccoli numeri che non incidono sulla produzione totale.

peperone fresco
Non dovrebbe avere conseguenze sulle coltivazioni neanche il forte caldo di questi giorni. Le temperature decisamente al di sopra della media stagionale, hanno provocato la scottatura del prodotto, ma anche qui si tratta di piccole quantità. La raccolta del grosso della produzione è già iniziata ai primi di agosto e non dovrebbe subire riduzioni se, come si prevede, le temperature scenderanno nei prossimi giorni.
A dare slancio alla produzione poi è intervenuto il bando regionale rivolto specificamente alle aziende certificate produttrici del Peperone di Senise Igp a valere su fondi del Programma Speciale Senisese, la cui delega è stata affidata all’assessore alle attività produttive Francesco Cupparo. È stato proprio l’assessore, impegnato fra le altre cose nel rilancio del territorio della parte sud della Basilicata, a dare notizia che alla chiusura del bando sono circa 30 le aziende agricole che riceveranno da 15 a 30 mila euro per incrementare la quantità di prodotto certificato da immettere sui mercati. Un aiuto sostanzioso per un settore che ha risentito non poco delle conseguenze economiche della pandemia e che ora guarda con più fiducia al proprio futuro.

 

Francesco Addolorato