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"Il mondo visto da un'altra prospettiva"

100 milioni per l’autismo, ora non ci sono più alibi bisogna progettare un nuovo modello

 

Il ministro per le disabilità Erika Stefani ha tracciato la strada. Adesso tocca alla Regione mettersi al lavoro

 

La Conferenza Unificata Stato-Regioni ha dato il via libera al decreto sul riparto del “Fondo per l'inclusione delle persone con disabilità per iniziative dedicate alle persone con disturbo dello spettro autistico”. Il Fondo ha una dotazione di 100 milioni di euro per l'anno 2021 e 50 milioni per ciascuno degli anni 2022 e 2023. La notizia è stata data dallo stesso ministro per la disabilità Erika Stefani al margine della conferenza, che ha poi dichiarato: “abbiamo voluto dedicare 100 milioni del Fondo per l’inclusione delle persone con disabilità destinandoli a progetti per persone con disturbo dello spettro autistico. Parliamo di fondi che si aggiungono alla programmazione regionale affinché siano da stimolo per diverse progettualità. Le risorse serviranno a finanziare iniziative per la parte socio-assistenziale, anche quelle sperimentali di inclusione lavorativa, progetti per l’abitare, interventi volti alla socializzazione e al supporto delle famiglie. Vogliamo dare attenzione alle persone con disturbo dello spettro autistico e alle loro famiglie, supportando le realtà locali affinché portino avanti progetti concreti”.


È una grande notizia per le famiglie che devono fare i conti ogni giorno con l’autismo e con le sue conseguenze, specie quando i figli raggiungono la maggiore età ed escono dai programmi di riabilitazione e persino di presa in carico dal sistema sanitario. È proprio in questa fase della loro vita che avrebbero bisogno di maggior supporto, dal momento che, finita anche la scuola, comincia la grande solitudine e l’inquietudine dei genitori che non vedono più vie di sbocco per loro e, spesso, sono costretti a farsi carico totalmente del loro destino.
La grande intuizione del ministro Stefani, a cui va tutta la mia ammirazione di padre, è che finalmente si esce dall’ambito strettamente sanitario per dare supporto a processi di natura socio-assistenziale. Chiariamo subito che i fondi per la presa in carico del sistema sanitario non si toccano perché sono essenziali per l’indispensabile approccio clinico, ma non era mai accaduto che una così congrua somma di fondi fosse destinato a progetti specificamente socio-assistenziali e, soprattutto direi, all’inclusione lavorativa delle persone autistiche. Sembra poco ma è un passaggio epocale di approccio culturale all’autismo. Finalmente si comincia a capire che l’autismo è una dimensione di vita che va tenuta dentro la società, non ai margini, e che non esiste metodo migliore dell’inclusione per sostenere le famiglie.

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Ancora oggi esistono pochissimi centri per persone autistiche che operano con questa visione, perché queste persone vengono ospitate in centri per disabilità generiche, senza un vero e proprio programma di inclusione. Non è un caso che da anni mi sto battendo, insieme ad altre famiglie e a operatori, per la realizzazione del centro autismo a Senise, concepito come luogo nel quale si lavora al potenziamento delle autonomie e delle abilità in vista dell’inserimento socio-lavorativo. Nonostante i tempi lunghi, tipici delle realtà in cui non c’è un approccio innovativo al problema, questo progetto sembra stia vedendo la luce, ma il parto è più complicato di quanto potessi immaginare.
Il decreto approvato nella Conferenza Unificata, però, non lascai più alibi a nessuno. Il ministero per la disabilità ha fatto la sua parte liberando fondi cospicui, e ora viene il bello. Dovranno essere le Regioni che, sentiti i comuni, dovranno presentare i progetti nei tempi stabiliti. Sono 90 giorni dalla pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale. 90 giorni in cui la Regione, e in particolare l’assessorato alla sanità, dovrà elaborare una progettualità innovativa e convincente. Non ci sono attenuanti, anche perché la Regione Basilicata da oltre un anno ha la sua legge regionale sull’autismo che la impegna a realizzare un sistema di presa in carico completo e articolato. C’è la legge, ci sono i fondi. Non si può perdere questa occasione!

 

Francesco Addolorato

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