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“Un pezzo del passato da ricostruire per recuperare uno spazio in cui si faceva comunità”

“Questo pezzo di passato è importante da ricostruire proprio per recuperare uno spazio in cui si faceva comunità all’interno del nostro territorio. Un luogo in cui le donne si incontravano raccontando i loro problemi, cercando di risolvere quelle che erano le fatiche del quotidiano”. Si esprime così l’Assessore alla cultura del comune di Avigliano, in provincia di Potenza, Angela Salvatore manifestando la piena soddisfazione dopo la decisione di un coordinamento cittadino di donne che ha deciso di prendersi cura della storica struttura cittadina del lavatoio Pantano. Dopo il restauro completato alcuni anni fa, un gruppo di donne costituitosi in associazione ha assunto la decisione di prendersi cura dell'antico lavatoio presente lungo la strada provinciale 6.

 

Il lavatoio del Pantano costruito in muratura nel 1867, la posa in opera avvenne nel rispetto del modello fornito dal fontaniere Giuseppe Longhi con pezzi estratti dalle cave del monte Carmine, era il luogo dove venivano sciacquati i panni dalla comunità. Nelle prime vasche, dove cominciava il flusso d’acqua, venivano immersi gli indumenti, più a valle, poi, i panni venivano strofinati così l’acqua sporca non rischiava di finire sul bucato appena pulito. Negli anni quaranta fu costruita una tettoia in cemento armato allo scopo di proteggere le vasche del lavatoio dalla pioggia e dal sole; struttura poi rimossa per l’intervento di riqualificazione dell’area promossa dalla provincia di Potenza e ultimata nel 2002.

 

Un lavatoio alimentato dall’acqua sorgiva, utilizzato fino agli sessanta, custodiva un rito quotidiano fatto di regole precise, diventando per le donne di famiglie, le lavandaie di professione e le poche famiglie che disponevano dell’acqua corrente in casa una meta obbligata di incontro e di confronto sulla quotidianità. “Il nostro impegno è solo quello – ha sottolineato Carmelina Rosa, rappresentante del gruppo coordinamento donne di Avigliano - di valorizzare una struttura storica perché luogo di cui nessuno si prende cura e prima o poi decade”. Un storico monumento che si candida a spazio di condivisione in un borgo che di storia ne ha da vendere per essere patria dell’economista Giulio Corbo, del giurista e politico Emanuele Gianturco, senza dimenticare il letterato Silvio Spaventa.

 

Oreste Roberto Lanza