Niente mascherina al chiuso se si è seduti a tavola nei ristoranti

La domanda sorge spontanea: siamo ripartiti oppure non ci siamo mai fermati? Finalmente il colore bianco ha inondato la nostra penisola e, cosa importante, nella maggior parte dei casi ci siamo, parzialmente liberati della mascherina (per alcuni un bavaglio insopportabile). Infatti ci accompagnerà ancora in qualche assembramento (mercato, fiere ecc..) diventando obbligatorio all’interno dei mezzi pubblici e negli ambienti sanitari. Niente mascherina al chiuso se si è seduti a tavola nei ristoranti. Era aprile 2020 quando l’ex presidente americano Trump cominciava a pensare di dare il via libera per tutti gli americani, di indossare una mascherina chirurgica o comunque una protezione per naso e bocca in pubblico. Poco tempo dopo “bardato” di protezioni per naso e bocca gli italiani davano vita a questo doloroso percorso, calcoli alla mano, durato circa oltre un anno e mezzo. Una mascherina che per molti è diventato un aspetto pirandelliano una sorta di spersonalizzazione e della frantumazione dell'io in identità molteplici, e una forma di adattamento in relazione al contesto e alla situazione sociale in cui si produce un determinato evento. Un indumento composto da diversi colori con diverse grafiche a seconda del momento, della circostanza e soprattutto anche del proprio sentire psicologico. Il solingo si è sentito meno abbandonato perché accompagnato dalla sua mascherina, l’estroverso l’ha utilizzata per scampoli di comicità, l’ansioso l’ha inserita tra gli ingredienti importanti del vivere quotidiano, infine l’amicale ne ha fatto una grande collezione all’interno della propria autovettura. Insomma la mascherina non ha preoccupato molto gli anarchici italiani, i quali si sono visti costretti a metterla soltanto nel periodo dello stretto Lockdown. Ora abbassare la mascherina non è segno di ripartenza ma probabilmente, continuare a fare quello che ci piace da sempre: lavorare meno, fare molte vacanze, stare nei bar a riflettere della propria vita in compagnia di una buona bottiglia, affollare le piazze di notte e da lussuriosi nati andare alla ricerca di buone lucciole  molto illuminate. Ma la mascherina abbassata, questa volta dice cose diverse: dovremo lavorare di più e tutti, dovremo inventare nuove economie pur di pagare i debiti del Recovery Fund (fondo per la ripresa), se ben investiti potranno permettere all’Italia di risollevarsi e forse cambiare definitivamente il binario di marcia. Riusciremo nell’intento? Al momento la mascherina ci dice che il pantano è molto profondo e la direzione di uscita non appare chiara. I grandi manifatturieri della politica lo sanno bene, tanto che per evitare perdite di voti accarezzano la nostra anima quotidianamente con favole pubblicitarie, addormentandoci con proclami di partiti unici, blocchi di licenziamenti che si prorogano di tre mesi in tre mesi. Al di là del guado, ci sono infrastrutture decadenti, alto debito pubblico, spesa assistenziale sempre in aumento(bella l’invenzione del reddito di cittadinanza) profonda carenza di visione politica. La mascherina dice che i profitti sono di molto diminuiti, i salari pure e udite udite i diritti dei lavoratori. Si muore di più nei cantieri di lavoro, nascondendo anche la verità perché in fin dei conti i costi della sicurezza sono molto alti. Direi di essere prudenti, coscienziosi e consapevoli visto che un'altra vera e forte emergenza è quella climatica. Perché parlare di cose tristi agli italiani. Mangiamo oggi, domani si pensa. La mascherina alla fine ci giudicherà.

 

Oreste Roberto Lanza