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Gli eletti, non curanti, festeggiano ma senza la giusta autorevolezza popolare

Forse è una sensazione aver visto sorridere poco gli eletti. Le fresche elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre hanno lasciato piazze che gridavano, esultavano, in alcuni casi, piene fino alla completa violazione delle norme anti-Covid sull’assembramento. Alla fine le urne sono rimaste vuote con un’affluenza da record negativa: il 54,69 per cento degli italiani ha votato; un elettore su due ha deciso di astenersi. In Basilicata un pò di più, il 58,54 per cento ha deciso di farsi una breve camminata verso le urne per esprimere un consenso o probabilmente un dissenso. Domenica alle ore 12.00, l’affluenza è stata del 10,63 per cento, alle ore 19.00 del 31,52 per cento, alle ore 23.00 del 45,05 per cento, per la giornata di domenica 3 ottobre; mentre quella definitiva registrata alle ore 15.00 di lunedì 4 ottobre si è fermata appunto al 58,54 per cento.

Va detto che nelle precedenti amministrative il dato per la Basilicata faceva registrare il 62,93 per cento. I sindaci eletti sono stati 25 il 26esimo, quello di Pisticci, verrà fuori dal ballottaggio: a contendersi la fascia tricolore saranno il candidato del Pd-civiche Domenico Albano (37,38 per cento) e Vito Anio Di Trani (35,93 per cento) a capo di una coalizione civica. Ma il punto su cui la nostra sensibilità, al netto dell’euforia di circostanza, deve porre attenzione e lo schiaffo ai partiti che l’astensionismo ha voluto ancora una volta far sentire.

I numeri parlano molto chiaro, gridano in alcune circostanza vendetta verso un modo di far politica che non piace alla gente, che alla fine più che risolvere i problemi li aggrava. L’elettorato ha capito da molto tempo, dopo tanti raggiri, soprattutto nel nostro Sud, che all’elettorato attivo servono i voti per un pezzo di potere, per la poltrona, insomma una pensione da parlamentare. La gente vuole persone rispettabili, oneste leali, che si facciano portavoce dei problemi comuni e allo stesso tempo siano capaci di risolverli creando un giusto benessere collettivo. Chi si astiene non si fida più del candidato e dei loro programmi stilati in campagna elettorale.


Chi si astiene non vede unità di intenti all’interno di una coalizione, non vede un vero leader. Chi si astiene chiede che in Basilicata i soldi vadano spesi per una vera infrastrutturazione più che fare assistenzialismo a qualche azienda. Chi si astiene sta dicendo di fare politica di investimento e non di speculazione. Il risultato alla fine è sotto gli occhi di tutti: chi viene eletto non è accreditato dal popolo, ma solo da un piccolo zoccolo di partito. Per quanto si continuerà così?.

 

Oreste Roberto Lanza