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Il termine ricostruire è un luogo serio, il cambiamento è terra di aspirazione 

Parliamo sempre di cambiamento, di sostituire tutto o in parte la sostanza o l’aspetto di qualcosa o qualcuno che non ci piace più, non al passo con i tempi. Penso, invece che la parola giusta da usare è ricostruire: ricostruire un modo vero di far politica, basata sul dialogo. Ricostruire rapporti condivisibili poggiati sulla chiarezza, la lealtà, l’onesta con un pensare semplice. Paradossalmente con il termine cambiamento abbiamo costruito, nel tempo, troppi muri e pochi ponti, abbiamo tracciato poche strade vere e creato soltanto caos. Siamo riusciti, con ogni probabilità, a costruire l’inutile sulla sabbia e poco di vero ed essenziale sulla pietra. Siamo affascinati dal campanilismo, dall’orgoglio, dall’ipocrisia, dall’Io, dall’opportunismo, tanto che il termine cambiamento è diventato la chiave di volta dell’individualismo.

Con il cambiamento si è riusciti a non saper ascoltare più la verità, quella che può anche ferire, però alla lunga, se è disinteressata, può solo far bene. Con il termine cambiamento il mondo è diventato molto piccolo e le comunicazioni molto rapide ma alla fine questo ha eliminato il valore fondamentale che è la sostanza umana. Di questo, la pandemia ne ha certificato lo stato: in una città siamo in tanti ma siamo rimasti soli accompagnati alcune volte da un animale di nostro gradimento. Se abbiamo la cura di guardarci bene allo specchio riusciamo a renderci conto che il nostro paese negli ultimi tempi ha perso riferimenti fondamentali: portatori di qualità, del meglio, di intelligenza, di arte e di cultura. E sappiamo quanto oggi servirebbe la cultura, unico mezzo per comprendere, per evolversi, per maturare, e gli intellettuali, come appunto veicolatori di pensiero. Il termine cambiamento ha creato tanti italiani distratti dalla bellezza delle cose essenziali, attratti da un centro commerciale, dalle vicende del Grande Fratello, dalle parole di un inflencer, per niente da un capolavoro cinematografico. Difatti quando se ne va un Pasolini, uno Scola, un Monicelli, un Magni, un Proietti, un Falqui, o in ultimo una Lina (Wertmuller), dispiace e preoccupa tutto il mondo che se ne va con loro. Tutto il loro mondo che avevano creato per migliorare la vita di tutti, e che dal giorno dopo si deve cercare di conservare e preservare con il dialogo, la consapevolezza e la comprensione.

Ma le scuole sono “chiuse” da oltre venti anni e con esse le biblioteche, vero ritrovo per le persone dedite al dialogo, alla comprensione, all’idea e alla visione che sentono forte la necessità di non perdere i punti nutritivi per una vita vera. Il termine ricostruire è un luogo serio, il cambiamento è terra di aspirazione a fare qualcosa senza averne possibilità o capacità; ricostruire è una piazza viva per ritrovare quegli spazi ormai diventati silenziosi perché vuoti da anime e cuori gentili. Quelli che sanno riscostruire dedicano il proprio tempo a piantare. Bella la frase dello scrittore brasiliano Paulo Coelho: “quelli che piantano soffrono con le tempeste e le stagioni, raramente riposano. Ma, al contrario di un edificio, il giardino non cessa mai di crescere. Esso richiede l’attenzione del giardiniere, ma, nello stesso tempo, gli permette di vivere come in una grande avventura”. Allora, in questo traffico di sguardi senza meta, in questi sorrisi spenti per la strada, il 2022 deve essere l’anno del ricostruire con una nuova durata; riscostruire insieme quell’angolino tutto nostro dove poter ammirare il cambiamento delle stagioni che ai nostri occhi abbia albe nuove e fresche. Certo si dice sempre che per costruire un’abitazione ci vuole il cuore ma anche il coraggio. Un vecchio adagio dice: “chi ha coraggio avrà diritto a coricarsi con le belle donne”. Serve la volontà di ritornare in noi stessi riappropriandoci del nostro destino. Pietro Carmina, il professore morto nel crollo di Ravanusa scriveva ai suoi alunni: “Non siate spettatori ma protagonisti della storia che vivete oggi: infilatevi dentro, sporcatevi le mani, mordetela la vita, non "adattatevi", impegnatevi, non rinunciate mai a perseguire le vostre mete, anche le più ambiziose". Dobbiamo ritornare in noi stessi e ricostruire senza strappare le pagine della vita, ma semplicemente metterle al posto giusto ricominciando da dove si è sbagliato. Nulla di più.

Buon Anno!

 

Oreste Roberto Lanza