Emerge da alcune indagini commissionate della rivista scientifica MDPI

La rivista scientifica internazionale Mdpi conferma, attraverso indagini commissionate: le alghe che hanno colonizzato a lungo la diga del Pertusillo sono dovute alla presenza di idrocarburi nelle acque. Lo studio effettuato ha come obiettivo dimostrare che la fioritura algale dell’inverno del 2017 non era casuale, ma strettamente collegata alla predominanza di idrocarburi del petrolio. Proprio in quell’anno alcune associazioni ambientaliste locali, “Cova Contro” e “Liberiamo la Basilicata” avevano denunciato l’eccessiva presenza di sostanze estranee nelle acque, confermata dai 4 campionamenti effettuati sul campo in maniera autonoma. Un studio ottenuto, pare, incrociando le informazioni presenti, immagini da droni, prelievi a terra e studi di genomica sui batteri: tecnologie cioè disponibili a basso prezzo e ormai conosciute da tempo. La diga del Pertusillo è un bacino artificiale posto a Sud della Basilicata, nel territorio della Val d'Agri proprio nei pressi di alcuni stabilimenti petroliferi dell’Eni, con una capienza di circa 155 milioni di metri cubi d’acqua, utilizzato a scopo irriguo.

 

Una diga sottoposta da sempre a precise attenzioni: tra il 2002 e il 2010 la Metapontum Agrobios, società a responsabilità limitata nata nel 1985 come consorzio tra Regione Basilicata ed Eni, trova svariati inquinanti sia nelle falde della zona che negli alimenti, ponendo in luce diverse contaminazioni da trielina e da idrocarburi pesanti nei punti di confluenza dei torrenti Alli e Casale, affluenti del fiume Agri. Le ipotesi emerse allora erano due: sversamento accidentale di greggio o procedure non corrette nella lavorazione del greggio. L’Eni nel portare avanti il “Progetto di monitoraggio dello stato degli ecosistemi e del biomonitoraggio nell’area della Val D’Agri”, ha sempre sostenuto di non aver mai trovato sostanze pericolose o inquinanti. Ora questo di Mdp, terzo studio scientifico fatto in pochi mesi. La politica cosa ha fatto e sta facendo? Nel 2017 l’allora governatore Gianni Pittella, insieme Achille Palma, presidente dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Basilicata, avevano liquidato la faccenda definendo naturale la proliferazione di alghe, e per questo scollegata assolutamente alla vicinanza con i giacimenti petroliferi.

L’Assessore all’Ambiente Gianni Rosa quando all’inizio del 2019 si ripropose il problema ebbe a dire: “Rimane ferma la volontà del Presidente Bardi e di questo Assessorato di lavorare affinché i lucani possano vivere in un ambiente salubre ed avere piena consapevolezza di quanto accade. Noi faremo in modo di prestare la massima attenzione e di salvaguardare la nostra Terra”. A maggio 2020 l’assessore Rosa dette incarico all’Arpab di condurre un’indagine per verificare una possibile contaminazione da idrocarburi. L’indagine evidenziò la presenza di idrocarburi in quantità inferiore al limite di legge da non compromettere la qualità delle acque del lago. I monitoraggi e le indagini sono continuate per tutto il 2020 con l’intenzione come disse all’epoca l’assessore Rosa: “sciogliere ogni legittimo dubbio dei cittadini sulla qualità delle acque del Pertusillo”. Ora su questa ennesima indagine bisogna capire bene la realtà e trovare le giuste e rapide soluzioni.

 

Oreste Roberto Lanza