Il libro fotografico è una narrazione per immagini della vita sospesa del grande lago di Senise

Non poteva avere titolo più azzeccato il libro fotografico di Claudio Sole interamente dedicato al lago di Monte Cotugno di Senise. “Il lago si racconta” è infatti il titolo giusto di una pubblicazione che non contempla una parte testuale, se non nei saluti e in una piccola presentazione, né riporta alcuno spunto narrativo, didascalico o di commento alle immagini che scorrono sotto l’occhio del lettore. Sono le immagini stesse la voce narrante di questo viaggio, che ha l’occhio del reporter e lo spirito del narratore, ammaliato e quasi innamorato del soggetto che ritrae, tanto da osservarne con dedizione e minuziosità ogni mutamento, ogni posa, ogni scampolo di luce che ne manifesta un aspetto diverso e nuovo.


Si vede che il lavoro è nato in ambiente giornalistico, perché Claudio Sole è reporter di lungo corso e Regina Cozzi, che con lui ha lavorato alla scelta delle foto, è anche lei giornalista attenta e obiettiva. Della narrazione giornalistica si intravede l’essenzialità e il rispetto del soggetto, ripreso nei suoi molteplici aspetti e nei diversi momenti della sua movimentata vita. Per qualunque lago un giorno non è mai uguale all’altro, cambia il suo volto come cambiano le stagioni e la luce, le nuvole e il sole. Ma per un lago artificiale, come quello di Monte Cotugno, questa regola è assolutamente amplificata, perché non è solo il fluire del ciclo naturale a cambiarne l’aspetto ma anche l’attività dell’uomo che col mutare dei suoi bisogni idrici modifica anche la morfologia stessa del paesaggio. Per questo col passare degli anni in quella grande valle, che un tempo era la più fertile di Senise, si alternano momenti di piena a momenti di siccità in cui riemerge tutto il mondo che solitamente è sommerso da tonnellate di acqua.

foto lago claudio 2
Immortalare quei momenti come irripetibili e unici è compito del reporter, e Claudio Sole questo lo ha fatto in modo eccellente. Ne ha raccontato l’alternarsi con la penna dell’obiettivo della sua macchina e ne ha colto la magia con il diaframma della luce, senza alterare la realtà dell’immagine con artifici tecnologici ma attendendo di coglierla volta per volta nel momento più propizio del fluire del giorno e della sua luce multiforme.
Così ne è nato un reportage di immagini che, pur avendo un solo soggetto, non risulta mai ripetitivo o scontato. Ogni foto ha una sua vita, una sua narrazione, un suo posto unico nell’economia del racconto, e coglie quel momento nella sua irripetibilità che lo porta fuori dal tempo e lo consegna alla memoria interiore. È in questo modo che il lago racconta se stesso, senza intermediazione, senza interpretazioni o voci fuori campo che potrebbero solo disturbare il filo stretto che le immagini creano fra il lettore e il lago. Niente didascalie e niente date che indichino il periodo dello scatto, perché il tempo qui, su questa grande distesa di acqua, sembra fermarsi tutto nell’istante in cui l’obiettivo coglie l’immagine e la ferma sulla pellicola tecnologica del fotografo. È quello che accade a chiunque si fermi lungo uno dei tanti punti panoramici o sulle rive che lambiscono l’acqua, e che gli scatti di Sole fanno rivivere tra le pagine di questo libro.
Centocinquanta scatti raccolti in tre anni di passeggiate, escursioni e incursioni nell’ampio territorio che circonda il lago di Monte Cotugno, raggruppati nel libro in quattro sezioni. “Calanchi e costoni”, Siccità”, “La vita di un tempo” e “Panorami”. Sembrano quattro racconti di una stessa collana in cui il protagonista narra di sé attraversando lo spazio ma soprattutto il tempo. I ruderi che emergono dalle acque appaiono avvolti ora dalla luce calda e struggente di un tramonto, ora da quella bianca e fredda di una giornata invernale, ora da quella anonima di un giorno senza tempo in cui i muri sopravvivono al mondo sommerso che non ha più la forza di raccontarsi.
L’obiettivo di Claudio Sole racconta il dramma, le speranze e le delusioni affidate da un popolo alla più grande opera che questo territorio ha conosciuto nella sua storia. Se non ci credete provate ad ascoltare il racconto di questo scatto:

foto lago claudio

i ruderi di una fiorente civiltà contadina emergono da un’immensa distesa di acqua blu cobalto, quasi a voler resistere a questo oblio, mentre sullo sfondo si staglia la promessa del futuro, il muro e la torre della più grande opera di ingegneria idraulica d’Europa, segno del progresso e dell’emancipazione dal mondo contadino verso il progresso e la tecnica che promette prosperità e lavoro.
Quella promessa però è ancora oggi, dopo cinquanta anni, una ferita che sanguina.

 

Francesco Addolorato