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rnativo Armando nel bosco incantato Didascalia

 

“Armando e il bosco incantato” è una favola che insegna ad imparare giocando e cercando

Sentieri misteriosi, alberi parlanti, furetti, orsi e funghi magici, misteri da scoprire e oggetti stregati dai significati nascosti. Tutto questo racchiuso in un mondo che solo una favola può contenere, con i suoi intrecci fantastici e i suoi imprevedibili percorsi, ricchi di innocenza e di amicizie gratuite, di generosità e solidarietà reciproca, nascosti nelle intricate peripezie di un bosco incantato.


Non si tratta della selva popolata di gnomi e fate in cui vive la befana, attesa in questi giorni da tutti i bambini, ma del mondo uscito dalla penna vivida e creativa di Elena Iannarelli, insegnante di lungo corso ed educatrice appassionata, che per dieci anni ha tenuto nel cassetto un libro che, finalmente, si è decisa a dare alle stampe. “Armando e il bosco incantato” è una favola che è molto più di una favola, uno strumento didattico che utilizza il racconto come mezzo di apprendimento e l’interazione con i bambini come mezzo per creare legami creativi. Una didattica basata sull’empatia emotiva e intellettiva che trasferisce il sapere attraverso un’immersione esperienziale fatta di parole e gesti che invadono la fantasia dei giovani allievi e lasciano in loro le conoscenze che si intende trasferire.
Il coinvolgimento emotivo diventa così una via preferenziale per l’apprendimento, e il racconto un dialogo fra pari che riduce le distanze fra insegnante e alunno, trasforma l’apprendimento in gioco e il gioco in apprendimento. La scrupolosità della Iannarelli, che non è solo autrice ma anche e soprattutto educatrice, l’ha portate a dare una lunga gestazione a questo libro, edito dalla casa editrice PubMe e curata dalla collana de “Gli scrittori della porta accanto”, progetto di editoria indipendente.
Il viaggio nel bosco incantato dell’anatroccolo Armando è una progressiva scoperta di cose nuove, che l’insegnamento tradizionale chiamerebbe nozioni. L’ermellino, la gazza, la lucciola, la rana e tutti gli altri animali non sono per Armando solo imprevisti narrativi che aiutano a sviluppare l’intreccio, ma dei veri e propri motivatori di ricerca, moltiplicatori di curiosità, che è a sua volta il motore dell’apprendimento. “Senza curiosità non si può apprendere” sembra dire la maestra Iannarelli ai suoi piccoli allievi, e scorrendo le pagine sembra che risuona la sua voce che dice ai piccoli: “cercate! Cercate e imparate, cercate insieme, perché da soli non si può apprendere e la conoscenza è condivisione”.

elena iannarelli
Il simpatico anatroccolo ha disobbedito alla mamma per il desiderio di conoscere, per la sua curiosità, per cui tra le righe l’autrice invita ad andare oltre gli schemi per imparare. L’allegra comitiva attraversa, infatti, un bosco festoso che un brutto incantesimo ha trasformato in un bosco funesto, in cui nessuno dei personaggi riesce ad essere sé stesso. Una sorta di labirinto di sortilegi che i personaggi devono risolvere per potersi aiutare, liberare Fata Festosa dalla magia oscura che l’ha trasformata in Fata Funesta, e restituire al bosco la sua felicità.
Questa sfida si trasforma nel testo in una sfida di apprendimento perché il susseguirsi dei personaggi obbedisce alla legge dell’ordine alfabetico, distinto in vocali e consonanti, che sono le iniziali del nome di ciascuno di essi, dall’Anatroccolo Armando fino alla Zanzara Zaga-Zaca, passando attraverso l’Usignolo Ugo, il Furetto Fedro e tanti altri animali, il cui nome ha la stessa iniziale della sua specie. Solo uno di loro non è un animale conosciuto, ed è Harsenucus Ha-Ha, un esserino diverso, paradigma della “diversità” che, non a caso, si trova alla lettera “H”, che è anche la lettera di Handicap. Proprio Harsenicus Ha-Ha sarà il personaggio della svolta, quello che darà la soluzione all’enigma. La compagnia del bosco non ha nessuna remora nell’avvicinarlo e questa limpidezza di sguardo, senza pregiudizi e senza paure verso chi appare diverso, li premierà, perché “avvinando e guardando da vicino senza alcuna paura” lui e i suoi fratellini, si troverà la soluzione. È chiaro qui il messaggio dell’autrice che sembra sussurrare all’orecchio dei piccoli che il codice per decifrare l’incantesimo che ci fa vedere il mondo in uno specchio distorto è superare il pregiudizio verso la diversità.
Per il resto nel testo ci sono concetti e nozioni che ne rivelano la natura essenzialmente didattica, con strumenti di conoscenza di base relativi a luoghi, grandezze, misure, posizioni e orientamento, oltre a indicazioni delle figure geometriche di base, presentate come elementi magici che diventano parti essenziali dell’evoluzione del racconto.
Il racconto di Elena Iannarelli, con le peripezie del piccolo Armando, potrebbe essere un regalo gradito che i nostri bambini potrebbero trovare nella calza della befana che sta per arrivare, per capire che un libro di favole può essere molto più di quel che appare. Un’occasione per apprendere seguendo semplicemente la propria curiosità e giocando con l’arguzia e con la fantasia. Ma soprattutto imparando a cercare insieme agli altri perché, il più delle volte, il viaggio di ricerca è più importante di ciò che si cerca.

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Francesco Addolorato