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Molti imperi, alla fine scompaiono, lasciando dietro di sé rovine e massacri. Roma ha lasciato una civiltà

Dalla dura lezione delle pandemie al razzismo, dal virus della corruzione alla tensione per l'innovazione, l'epopea di Roma a saperla leggere può scacciare il buio che spesso ci inghiotte, illuminare il nostro presente, edificare il nostro futuro. Questo per dirla in sintesi e per consigliarvi la lettura dell’ultimo impegno letterario di Valerio Massimo Manfredi, scrittore, storico, archeologo, coadiuvato dal figlio Fabio, “Come Roma Insegna” edito da Pienogiorno. Molti imperi, alla fine scompaiono, lasciando dietro di sé un campo di sterminio, rovine, massacri e niente altro, Roma ha lasciato una civiltà. In appena dieci capitoli l’autore approfondisce con la solita scrittura godibile, quel mondo romano che oggi appare nascosto dietro di noi. Un raccontare lucido, preciso che sa accendere la fantasia e illuminare l’interiorità. Una scrittura pulita, chiara, massimamente rispettosa per mettere in luce come Roma sia viva nel nostro tempo contemporaneo, nella sua legge, nel suo sistema di comunicazione, nelle poderose e geniali tecniche costruttive; parliamo la sua lingua, in tante e diverse parti del mondo. Da non trascurare la lettura del terzo capitolo: “In corpore sano - Roma insegna che la salute è sempre un bene pubblico”: per molti secoli la medicina romana era stata un’arte più che una scienza. La rilevanza data alla cura della salute dai Romani si apprende solo esaminando la complessità e l’estensione del sistema di approvvigionamento idrico cittadino. Le tecniche usate per l’odontoiatria, l’ostetricia a riguardo il ricordo dell’autore sul giuramento di Ippocrate che fissava le norme etiche dell’arte medica: “a nessuna donna io darò un medicinale abortivo”. Il capitolo quarto: “Mater natura - Roma insegna l’importanza vitale di tutelare la natura”. Le priorità dei Romani erano: difesa della salute di fiumi e foreste, lotta alle emissioni inquinanti di botteghe e officine, promozione dell’igiene cittadina, particolare attenzione alla rete fognante, allo smaltimento dei rifiuti urbani. Il capitolo settimo: “il nemico invisibile – Roma insegnala dura lezione delle epidemie”.

 

Il decimo capitolo, l’ultimo, ma non per questo l’ultimo: “Chi più sa, meglio comanda - Roma insegna che con la cultura si mangia e si comanda”. Fu con Ottaviano Augusto, il primo imperatore, che la cultura diventò fondamentale anche ai fini politici. Dice l’autore: “nella Roma repubblicana e imperiale cultura non significava solo pura speculazione intellettuale. La cultura era anche scienza, e soprattutto scienza applicata, in accordo con il carattere pragmatico dei Latini: il “sapere” come “saper fare” come tecnologia”. Un libro con un forte stimolo alla riflessione sollecitato dall’autore sul passato antico e la nostra contemporaneità priva di visione. “Non ci si può dimenticare che la cultura e l’istruzione sono indissolubilmente legate. L’analfabetismo funzionale è vera malattia degenerativa”. Bella la frase finale di Manfredi: “Anziché pensare alla nostra epoca come a un periodo di decadenza, dovremmo fare un esercizio mentale: immaginiamoci non come al crepuscolo dell’impero ma come nell’Urbe degli albori. Un atto di coraggio e di lungimiranza”. La lettura di questo libro fa ben pensare che leggere senza riflettere è inutile. Riflettere senza studiare diventa pericoloso.

 

Oreste Roberto Lanza