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Trentasei poesie, un dialogo con tempo con i vivi lontani e i cari che non ci sono più

Non ho avuto ancora il piacere di poterlo incontrare. Circostanze varie, impegni pregressi, tempi non coincidenti non hanno permesso di incontrare fisicamente il suo sguardo, ascoltare la voce comune, di essere e sentirsi lucani nel profondo del cuore e dell’animo. Con Pino Rovitto, lucano autentico, nato nella valle del Sinni, a Senise dove si respira alta cultura dal tempo di Nicola Sole, il contatto è continuo, virtuale con l’intensità delle considerazioni, osservazioni e delle condivisioni sul tempo che scorre e soprattutto sul tempo della memoria o meglio della memoria del tempo ingrediente, come precisa Rovitto nel suo nuovo impegno letterario “Postille al Destino- P(r)oesie per il nuovo Millennio”, Nolica Edizione: aiuta a recuperare i tempi salvati, persi, ignorati, resistendo a questa epoca della dimenticanza, di avanzi e devastazioni”.

Ben trentasei poesie, versi limpidi, scorrevoli, lucidi nati con l’intendimento di voler trasmettere, come l’autore li definisce, primizie senili utilizzando infantili vocaboli che desiderano entrare nel mistero della vita e della morte. L’assenza, la distanza, il silenzio sono la chiave di lettura per poter entrare nel cuore dei pensieri di un autentico osservatore del tempo che scorre, dove nei vuoti e nelle ore di solitudine gli permettono di incontrare il mondo o quel passato fatto di assenze che ancora oggi si avverte quando la memoria richiama all’attenzione. Sono versi di emozione infarciti con il solito dialetto, forte e resistente, ben radicato nel suo pensiero utilizzato nel dialogo con il tempo e per attivare quel dolce parlare con il proprio Io. Un continuo dialogare con la memoria, “il tempo diventa eterno”: “in queste quattro mura scrostate di umido, dove il passato non passa mai veramente, dove il passato è rimasto amico”. “Ogni cosa in silenzio”: “non c’è poesia universale senza cerimonia, senza una radice precisa, una fedeltà, un ritorno, un addio, una partenza, un transito, un arrivo”. Nel “tuo volto” c’è il suo natio luogo, quella dei gradini che portano alla chiesa, u’ chiazzìle.

Quella Senise delle donne vestite di nero o delle donne che “vanno a lavare i panni portati al mondo antico sulla testa”. È c’è il “Sinni”, il fiume del silenzio sulle cui rive è nata proprio Senise. Ricche di emozione, sul finale i versi de “il Tramonto” luce interiore, che avverte che la Madonna sta facendo il pane. Ci sono i versi “Sogno di un adolescente”, “Memorie non ordinate I e II”, c’è la memoria forte e chiara quella che ti seduce, come dice Rovitto: “mischia le carte della vita”. Prosa e poesia si intrecciano nel racconto ma sono le rime i versi ben legati da un buon ritmo dei pensieri e delle parole che alla fine si legano alle cose di un tempo passato. Un pamphlet dove la poesia è sperimentazione per dialogare con il tempo, con la memoria per non perdere il contatto con i vivi ma soprattutto con i morti. Sono pagine dove si ha la sensazione di avere vicino Pino Rovitto, lucano vero e autentico seduto a raccontare la bellezza di una terra che vuol continuare ad essere povera perché da essa è nata una grande bellezza composta da respiri di eccellenza.

Oreste Roberto Lanza