Aveva origini lucane, senisesi per la precisione. Al momento resta indagato solo un poliziotto

Un anno fa, nel cortile dell’Ambasciata italiana a Montevideo, in Uruguay, moriva Luca Ventre. Trentacinque anni con origini lucane, la mamma è originaria di Senise. L’uomo dopo aver scavalcato il cancello della rappresentanza diplomatica, forse per chiedere aiuto, dopo aver subito delle minacce, fu bloccato da due poliziotti della sicurezza e trattenuto per oltre venti minuti fino a perdere i sensi. Trasportato in ospedale, poche ore dopo ne fu certificato l’avvenuto decesso. Il mistero continua a regnare sovrano, non soltanto sulla dinamica della morte: cosa ci facesse Ventre la mattina del primo gennaio nell’Ambasciata; perché avesse scavalcato il cancello e perché nei giorni precedenti avesse detto ai familiari di sentirsi in pericolo di vita. Sembra che Luca, avesse suonato all’ambasciata perché voleva parlare con il capo cancelleria affinché l’aiutasse a rientrare in Italia. Disperatamente cercava aiuto.

Luca viveva in Uruguay dal 2012 con una figlia di 6 mesi, con alcune attività imprenditoriali, dalla ristorazione all’importazione di prodotti alimentari italiani. Un fratello, Fabrizio che lavora in Italia con il padre che al momento continua a non sa darsi spiegazioni dell’accaduto. La madre Palma Roseti, residente a Vicenza, in passato funzionaria dell’Ambasciata in Uruguay, insieme con l’intera famiglia continua a chiedere che vengano chiariti i particolari di questa intricata vicenda. La Procura di Roma ha stabilito che la morte di Luca Ventre avvenne per soffocamento e per questo c’è un agente indagato. Per questa contorta vicenda è nato anche un comitato appoggiato da varie associazioni di impegno civile che da tempo sollecitano anche la magistratura uruguaiana a fare luce sull’accaduto.

 

Oreste Roberto Lanza